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mercoledì 22 gennaio 2020

La fata

“Il desiderio che fai nascere negli uomini è così forte 
che tutti finiscono per tentare di ucciderti, o uccidere per te."

James tira fuori di nuovo il peggio di lei mentre la base sopporta in silenzio l’ennesima scenata fatta di strilli, piatti tirati, minacce e uscite di scena fin troppo teatrali per essere definitive, che si protrae per giorni e giorni allungando il brodo ogni volta che si guardano in cagnesco per i corridoi o bisticciano per cose da nulla salvo poi andare d’amore e d’accordo. Non sembrano le bestie che sono, tali e quali agli assassini e mostri che dipingono ma due adolescenti qualsiasi impauriti dalla vita e forse questo la spaventa, ma si dice lo stesso che è quello che si merita.
Si ripete che se lo merita quando con scrupolosità solenne si occupa di Jorg come se fosse un rito, prima lo sveste della tuta insanguinata. Seghetto, martello, scalpello. L’odore è già pungente. Le gambe e le braccia, quindi i denti, tutto il sangue. La maschera la tiene: quella se la merita. Cancella ogni impronta e ogni traccia di chi chiunque sia mai stato, un artista il suo ragazzo o un cacciatore di maschere, per questo avrebbe dovuto penzolare, lo ripete a Chloe tentando di nascondere il rimorso bruciante, dovremmo appenderlo con un cartello: Questa è arte? E lasciarlo per i corvi e che sia d’esempio, ma le manca il cuore. Lo deve trovare per fare tutto il resto, per questo anche se è un lavoro che si fa in due vuole farlo da sola, deve farlo da sola, anche se per una persona sola la porta dell’inceneritore non è mai stata così pesante.
Si ripete che se lo merita quando trattiene le lacrime e nasconde le scatole dei test di gravidanza che ripete a ritmo isterico giusto per essere sicura, dimenticandosi ogni volta il risultato come ci si dimentica di aver chiuso la macchina il gas la porta di casa. Si ripete che se lo merita quando va elemosinare quando va ad elemosinare alla porta di Mark con gli occhi strafatti di pillole e con ancora appiccicato ai vestiti l'odore di varichina che ha usato per lavare tutto quel sangue, per nascondere tutte le tracce, ma lo sente solo lei mentre da lui accetta che le dica il peggio che le faccia il peggio, perchè è esattamente quello che si merita.
Se lo ripete anche quando Jorg ArGeist prende in mano la canna della pistola e l’aiuta a fare qualcosa che lei non crede di aver il coraggio di fare, che non ha avuto il coraggio di fare con Aharon, sputa sangue e sa che gli manca poco ma riesce a dirle io ti ho odiata e l'odio se lo meritava anche quando erano seduti in un caffè e non riusciva a guardare niente altro che lei mentre sfogliava i suoi disegni, se lo meritava mentre puliva nel bagno il sangue e il cervello spappolato tra i capelli dopo l’ennesima lotta con Rage, se lo meritava anche quando cercava di scappare dal freddo tra le sue braccia e non riusciva a pensare ad altro che a dichiarare una guerra persa in partenza.
È quello che mi merito, si ripete quando il rumore dello sparo viene coperto solo per un istante dal gracchiare offeso dei corvi.

Farà per te qualunque cosa
e tu sorella e madre e sposa
e tu regina o fata, tu
non puoi pretendere di più

E forse è per vendetta
e forse è per paura
o solo per pazzia
ma da sempre
tu sei quella che paga di più
se vuoi volare ti tirano giù
e se comincia la caccia alle streghe
la strega sei tu.

C’è chi ti esalta, chi ti adula
c’è chi ti espone anche in vetrina
si dice amore, però no
chiamarlo amore non si può

lunedì 2 dicembre 2019

La sedia pt.2

" Non ti lascerò mai più tutta sola, in quel posto buio. "

Quando la vengono a trascinare via dalla sedia, capisce che sta per succedere qualcosa di brutto e lotta come può, scalcia e urla come un animale selvatico, Philip ha ordinato ai suoi di non toccarla in faccia ma quando lui non c'è lo fanno comunque e lei fa quello che sa fare meglio, morde - robbed of all other options, go feral- morde forte fino a sentire il sapore del sangue e della carne e non importa se si prende uno sganassone, poi in faccia non la toccano più.
Non trattiene nulla, nemmeno un solo urlo quando le spaccano le costole a calci e pugni e coi bastoni, prega e piange quando le rovesciano l'acqua nei polmoni, guarda Philip dritto in faccia e prima gliene dice di tutti i colori e poi implora, ma lui ha gli occhi gelidi e ordina solo 'ancora', seiuncaneuninfamegoditiquellochemistaifacendotelelafaremo pagare 'ancora fino a che non ci dice quello che vogliamo sapere.'

"I nomi dei tuoi compagni."

Ti potrei parlare dei miei compagni (se non sai il vero nome di qualcosa non hai alcun potere su di essa), brutto schifoso, ti verranno a prendere e ti faranno una festa che non scorderai misalveranno, sono tanti e sono più di voi, sono pronti a combattere ancora e ancora e ancora vipregosalvatemi e a vincere questa guerra, se credi di avere la vittoria in pugno perchè ne hai presa una - non è la risposta che voleva sentire. Non è Philip Rogers a spegnerle una sigaretta sul braccio è uno dei suoi scagnozzi, ma oramai lei vede solo lui nel volto di tutti i suoi nemici aguzzini, al posto di quei passamontagna tutti uguali che ha imparato a disprezzare così tanto.
Altrove, all'inizio solo con la coda dell'occhio con la visione periferica, poi quando si distrae, quando passa troppo tempo a fissare la fioca luce al neon che è il suo giorno e alla sua notte, legata alla sedia o appesa al soffitto, vede altri. Vede tutti gli altri. Vede Calcipher Austin e Khimeya Chloe abbracciati su una sedia troppo grande per uno solo, si confidano i segreti dei ragazzi, piangono per lei? Vede Bvrnout Steffen (sei troppo carina per fare il vigilante per morire) e le sue ridicole missioni sotto copertura. Vede Narcis Iago e il suo amore (lasciami morire per primo o morirò due volte). Vede Warden Hector che canta perchè non si dimentichi di lui. Vede Retribution Martin a cui offre una sigaretta sulle barricate (once a soldier, always a soldier).
Vede Elisyium Ross suo padre, che la veste di tutti i suoi gadget come se fosse una sposa, che le insegna come si mette la sicura e più importante, come si toglie.
Potrei parlarti di loro.
Ma non capiresti.

"Qual è il vostro piano."

" Devi capire, Iphigenia, non ha senso che i Night Soldier si scaglino tanto con la Human Brotherhood. "
Questo lo dice spaparanzato tranquillo con le gambe sul tavolo e non l'ha mai odiato più di adesso, non l'ha mai visto così cattivo, crudele, spregevole. Glielo urla in faccia fino a sgolarsi fino a che il colpo di una mazza da baseball non la colpisce alla bocca dello stomaco, di nuovo, e rimane a biascicare che non capisce nulla, (una che di storie ne potrebbe raccontare dal ringraziamento fino a Pasqua!) non sa nulla, e gli legge il gelo negli occhi quando le risponde.
Randy (Se non la ricordi significa che non era importante)le chiede se piangerebbe, se morisse; si tirerebbe una sega, a vederla piangere per lui... 
"No, sei tu che non capisci. "
Quando le viene vicino non riesce a fare a meno di tremare come una foglia come una piscialletto (non sono una piscialletto Logan, tu hai un cuore grande ed è sempre aperto, perchè non sei un mostro, ma lo spazio non è infinito: le persone ci entrano, le persone ci escono), gli ha chiesto di morire in piedi ma le cedono le gambe ma non perde la voglia di scannarlo come una bestia e piano piano i suoi uggiolii ritornano latrati di sfida, rabbiosi ringhianti e sbavanti (sei la mia Musa...), perchè la prima cosa che ha perso è stata la dignità. Dannis la giudica ed è scuro e cattivo mostroputtanastrega, ho bisogno di te, tu mi capisci.
"Sei una ragazzina più coraggiosa di quanto potessi immaginare e te ne do atto. Ma hai fatto degli errori e non solo strategici e per questo sei qui, e da qui non uscirai viva. I Night Soldier non sarebbero mai dovuti essere nostri nemici: in fondo, noi siamo patrioti. Prendi Red Face (quando indossi questa maschera, novellino, tu sei la giustizia e loro devono saperlo), per esempio. No, non pretendo che tu sappia chi sia..."
Non lo sente più. Vede solo Duke, che non la bacia prima che il mondo finisca lo hai ucciso tu brutto figlio di puttana! Lo hai ucciso me lo hai ammazzato! ma che è ancora lì per tendere la mano mi fai l'onore di questo ballo? Sta urlando, scalciando, facendo l'animale come meglio può e ne pagherà lo scotto con altre botte. Forse sta tentando di farsi uccidere qui ed ora. Devi solo avere fede le dice Hyena Jedediah che la guarda con l'orbita vuota. Forse per farlo smettere di parlare. Per far smettere tutto questo.
Non fede. Coraggio.

"Chi è il leader dei Night Soldier."

Chiede in pegno un bacio a John Blackwood e lui le posa le labbra sulla guancia. 
Vede lo sguardo deluso di Mark Willson (nella sua vita sei sempre stata presente, ma come un fantasma) tutte le volte che gli ha spezzato il cuore, lui lo sa chi è lei, lo ha sempre saputo. Vede lo sguardo di Galen che si tormenta e spera davvero che ora sia forte, che sia forte anche per lei be brave SALVAMI! be brave perchè quando lui scompare, appare James.
E' stanca di sentire le carognate di Philip Rogers ancora più delle botte e delle angherie e appena vede qualsiasi di loro inizia ad urlare fino a sgolarsi, fino a svuotarsi i polmoni, fino a che non viene di nuovo lasciata sola con i suoi preziosi fantasmi. 
Il senno lo perde presto, prima di quanto immaginasse.
Lo perde sgolandosi in una risata e in un pianto disperato, urlandogli che sono io, sono io il leader dei Night Soldier! Non esiste nessun complotto, nessun inganno, nessun trucchetto, ce l'hai davanti!
La risposta non gli piace.
" Dopo tutto questo, ancora mi prendi in giro, Iphigenia? "
Lei ricomincia a piangere e implora una pallottola tra gli occhi mentre il fantasma di James svanisce prima che lei gli abbia potuto dichiarare per l'infinitesima volta (troppo tardi, troppo tardi, 'idem') tutto il suo amore. 
" L'hai voluto tu, Iphigenia. Mi costringi. "
Svaniscono tutti gli altri. Rimane Philip Rogers. E lei, tutta sola, sulla sua sedia. (basta ed avanza, è grande- come un letto - come un abito succinto - come una squadra.)
" Andate a prendere l'acqua. "
Chrome le ha detto che la vorrebbe in squadra. Chrome le ha detto che si fida di lei. Chrome le ha detto che ha agito con coscienza, e con pietà. Chrome le  ha detto che è orgoglioso. Chrome le ha detto che potrà sempre contare su di lui. 
Chrome le ha detto che mai e poi mai la lascerà, tutta sola, in quel posto buio in cui annega.



"Bambina mia."
"Svegliati."

giovedì 21 novembre 2019

Antares

- Ehi, ben svegliato.

In un primo momento ignora la voce. Il braccio pulsa e fa male da impazzire ed è drammaticamente raro che Iphigenia si svegli con qualcosa che fa male. Il mezzo su cui si trova è in movimento, il rollio è quasi confortante, ricorda quando si addormentava in macchina sui genitori, sul sedile posteriore. Inizia a respirare più affannosamente quando inizia a capire. Ha le mani legate. Le gambe no ma è debole, come una ragazzina di ventun anni (ha fatto da poco il compleanno, ventidue, ora mi sento meno in colpa a pensare di scoparti) che mangia quasi nulla e dorme cinque ore ogni trenta, senza la fottuta superforza e la maledetta immortalità. Il suono che emette ogni volta che respira - perchè non respiro bene? Ah, è un buco in pancia... il bossolo è fuori, non lo sento dentro - le dimostra che ha ancora lo scrambler addosso. E la maschera. Non mi hanno ancora smascherata. E' ancora in tempo. Sono ancora in tempo.
Ma c'è qualcosa di più opprimente.

- Le lenti a contatto.
Sbatte le palpebre nel tentativo di mettere a fuoco quello che la circonda, chi le sta parlando. Dove si trova. Furgone. Ci sono dei finestrini? Chi le sta parlando non è quello che guida. Non mi hanno riconosciuto. La partita è ancora aperta.
- Mi danno fastidio.
Riesce a riconoscere la persona con lei sul retro del furgone. Non è una persona è un'armatura senza cuore e senz'anima, è un nemico.
- Mi spiace, dovrai tollerare.
" Non lo sai che la dolce Effie rigenera? "
- Ti sentirai uno schifo ora.
Ma che cazzo vuoi? Lasciami in pace.
- Puoi dirlo forte.
DIOtipregofallostarezittozittozittozitto.
- Avresti potuto evitare tutto questo, lo sai sì?
Dì un'altra parola e ti ammazzo, stronzo.
- Sì, vincendo.
Un verso divertito, reso metallico dallo scrambler, significa che forse ride e che cazzo ti ridi, stronzo. Lo rivede mentre si allontana con Rage ferito nel furgone, lei poteva finirlo - poteva finirli entrambi- ma era impegnata a proteggere Jorg come un cane da guardia, come il cane che sa di essere. 'Ci vediamo', ha detto: e lo odia da allora.
- Giusto, del resto meglio combattere e tentare di perdere piuttosto che non farlo affatto.
Sembra quasi una gentile concessione e Echo sembra ringhiare, con i denti della maschera da bestia protesi e snudati, quando le si accuccia davanti. Non toccarmi. Non osare toccarmi, stronzo! 
- Comunque non so se ci siamo mai incontrati, ma credo di no, io sono Antares.
Antares. Lo so chi sei. Antares se lo ricorda mentre strappa un tentacolo a Jorg, mentre lo colpisce e per un attimo ci crede davvero che è morto, che gliel'hanno ammazzato, che lei non può avere niente di bello perchè rovina sempre tutto Che cazzo ti presenti a fare?! Jorg l'ha dipinta nuda come una dea greca, bella come una Nike vittoriosa e ora è lì abbandonata a terra, sconfitta. Lo conosce, Antares. SEI UN FIGLIO DI PUTTANA ECCO COSA SEI! Ti odio, vaffanculo, TI ODIO! 
- Sei pronto?
Pronto a spaccarti la faccia a ficcarti gli artigli negli occhi ad azzannarti la gola 
- Pronto a cosa.
Ti ammazzo ti ammazzo TI AMMAZZO
- A diventare un messaggio. O un martire. Immagino che dipenda dai punti di vista.
Lo ha sempre saputo Iphigenia. Lo ha saputo quando Martin le ha messo in mano la sua prima maschera e quando Ross suo padre le ha messo in mano la sua prima pistola, insegnandole come si mette la sicura e, più importante, come si toglie. Lo ha sempre saputo ed è sempre stata pronta.
- Pronto a morire.

Eppure, quando la macchina si ferma "Ianah, ci sono problemi?", quando capisce cosa sa succedendo, ci spera davvero. Ci spera fino all'ultimo mentre sente le grida "PIUTTOSTO LO AMMAZZO CON LE MIE MANI", i rumori del combattimento, gli spari, si dibatte, con le ultime forze strilla anche lei.
Spera di potersi salvare per il rotto della cuffia, come suo solito: un rituale che le salva la vita, i suoi amici a sorriderle, "chi sa quando ti metterai ancora nei guai,eh" scherza Jenny sorridendo, John Blackwood che si china cieco su di lei urlando il suo nome, Galen Grace, la sua rete di sicurezza, che la porta in salvo per l'ennesima volta.
James Ross che si lancia da un ponte per venirla a prendere.

Ci spera fino all'ultimo mentre si abbandona, sfinita, e sente solo la portiera che si apre di nuovo, ci spera quando si chiude, lo spera così forte che ci crede davvero. E si può abbandonare al rollio rassicurante dell'auto in movimento, come quando era piccola stesa sul sedile posteriore dell'auto dei suoi genitori.

domenica 10 novembre 2019

Rosita

"Tu hai un dono, Iphigenia."

Pensa al volto paffuto - paffuto, era proprio paffuto- di Rosita ogni giorno anche se non ha più foto di lei, da qualche giorno è la prima cosa a cui pensa quando si sveglia e quando va a dormire. Non pensare a loro, le ha detto Jed quando non sapeva cosa dire davanti alla telecamera - LEI, che non sa cosa dire- pensa a Rage, pensa a Philip Rogers e pensa a quello che ha fatto. Ma quando il momento, non è a Rage che pensa: ma al volto di Rosita, era paffutello e sorridente e non aveva mai avuto paura in vita sua, neanche quando il Cartello l'aveva presa in ostaggio coi suoi genitori. Chissà se hai avuto paura. Chiederle mille volte scusa sulla tomba non serve a niente, non serve a niente piangere, non servono le corone di fiori profumati io odio i crisantemi. Non serve niente  nemmeno dichiarare guerra. Ripensa al volto di Rosita quando Jorg la consola, non sei un mostro, lo sa lei che è un ragazzino ferito come lei ma vorrebbe che non fosse così freddo perchè c'ha il gelo che le entra nelle ossa e un po' lo odia mentre lui la consola sei la mia musa le sussurra languido, un po' lo odia mentre lo bacia, potevo finirlo: non fosse stato per te, potevo finirlo. Ed evitare tutto questo. Non ti dare pena per la tua strabordante umanità. Vicino al volto di Rosita vede quello di mille altri bambini come lei e come Jane, non ha nemmeno il coraggio di andarla a trovare all'ospedale, vede quello di Duke, non so nemmeno se c'è stato un funerale, vede quello di (a me piacciono i papaveri) Robert, dovremo aspettare Maggio, devi avere pazienza, vede quello di Randy, sei tornato da me solo perchè sono destinata a perderti, vede ancora quello di Austin, sono tutte corone di fiori, crisantemi colorati e profumatissimi.


Come hai potuto?
C'è davvero differenza tra fracassare il cranio di qualcuno e premere il grilletto, lasciando che la polvere da sparo faccia il suo sporco lavoro? Quasi trenta anime pesano sulla tua coscienza e chissà quanti ne hai lasciati sull'asfalto ad agonizzare nel sangue che fa male, ti prego mamma aiutami, fa tanto male, gridano come agnelli. Erano lì perchè credevano fosse la cosa giusta, e credevano di essere al sicuro. Come agnelli al macello.
Ti senti in colpa?
Scommetto che dirsi allo specchio, ogni giorno, ho fatto la cosa giusta inizia a non bastare più. Ma lo è, la cosa giusta: è quello che ti sei sempre ripetuto anche se prendere sonno la notte è sempre più difficile, ma è quello che hai sempre fatto, quello per cui hai rinunciato a tutto. Fare un passo indietro significa rinnegare e l'abiura non è contemplata per questo trono, rinnegare te stesso anche se la faccia che ti guarda dallo specchio la odi, non è più la tua, è quella di un mostro.
Ti è piaciuto?
Allora mostro lo diventi un po' di più, un po' più a lungo della volta precedente, ti ci hanno chiamato così tante volte che inizia ad avere un senso, inizia ad avere un sapore, tutto il resto lo perde. MostroPuttanaStrega. Il cibo sa di sabbia, l'acqua sa di sabbia, il sesso sa di sabbia - quella del Deserto, che oramai ritrovi solo nei tuoi sogni e quando ti chiudi in quella realtà virtuale in cui ammazzi i tuoi compagni amici ma puoi anche piangere tanto non ti vede nessuno. Poi torni a combattere, premi il grilletto, fracassa il cranio e dilaniagli il cuore con gli artigli, quasi trenta anime ti pesano sulla coscienza e non ti puoi fermare. Perchè se non è la cosa giusta, è l'unica cosa che puoi fare.

"Hai familiarità con il dolore."

lunedì 4 novembre 2019

La sedia

Non c'è momento in cui abbia amato Austin più di questo; sono seduti sulla stessa sedia all'Hive e lui le passa le dita tra i capelli mentre le dice che c'ha ragione, non è giusto, d'accordo che ha sbagliato ma non doveva umiliarla così di fronte a tutta la squadra, che farle pulire  cessi è stata una bastardata ma tanto la aiuta lui e lo farà sicuramente anche Galen Revenant e sicuramente, sta a vedere, è perchè ce l'ha ancora con Elysium suo padre e mille altre cattiverie che non la fanno sentire meno inadatta ma almeno le fanno masticare via il rancore e ingoiare tutta l'umiliazione. Hanno le gambe intreccate tra di loro e la sedia è abbastanza grande per accoglierli entrambi, e in questo momento, in questa base fredda che sembra aliena, hanno solo l'un l'altro. Niente resta uguale e non sarà sempre così, ma ora, sulla stessa sedia, non c'è momento in cui lo abbia amato di più.

"Insomma devo venire lì?"
"Ma ti pare, che stai dicendo."
"Ef..."
La voce al telefono sospira ma è un sospiro paziente, di chi sa perfettamente chi si trova dall'altra parte del telefono a chissà quanto di distanza, a quanti mesi di distanza, dopo silenzi interrotti da telefonate ad orari assurdi, ma va tutto bene, perchè non hanno mai smesso di volersi bene.
"Senti, mi passi Will? Con lui si può parlare."
"Vorrei solo farti capire...!"
"Cosa c'è. Cosa vuoi. Ti ho detto che va tutto bene, non rompere, ti ho fatto un'altra domanda."
E si deve essere pazienti.
"Eff, hai sentito Caleb, di recente? O Jenny."
Forse si aspetta che lei si arrabbi. Forse un po' lo vuole.
"Come cazzo te ne esci così?"
"Forse ti potresti far dare una mano."
"Pensi che sia sola?"
"... Non ho detto questo."
Non l'ha detto ma lo pensa sul serio, per un attimo, perchè non tutti hanno la sua stessa pazienza e loro sono così lontani - ma non sono mai andati avanti. Lei inspira, a lungo, e per un istante deve capitombolare al silenzio denso, che di solito, in chiamate come quella, è preludio di una litigata furibonda, di urla e minacce e preghiere e forse anche lacrime, di una rabbia insensata e distruttiva che non è riuscita a sfilacciare i bordi sfibrati del loro amore nemmeno una volta.
"Non sono sola, Jake. Dico sul serio."
Quando torna a parlare però non serve così tanta pazienza e di questo se ne stupisce.
"Andrà tutto bene. Davvero. Alla fine..."
"Ti va sempre tutto bene."
Lui ridacchia, forse per la tempesta scampata, forse perchè, per l'ennesima volta, fa finta di crederci.
Con tutta la pazienza del mondo.

Le serie della base sono tutte troppo grandi per una persona sola per questo si arrampica su quella dell'amica per leggere quei messaggi insieme a lei come se fossero due adolescenti che si fanno le confessioni sulle loro pene d'amore, le gambe e le braccia intrecciate e indissolubili, tempia su tempia, la lista dei ragazzi da scoparsi e quelli da sposare diventa la lista di quelli di cui potersi fidare e chi no, e la prima, un nome sbarrato dopo l'altro e troppo pochi se ne aggiungono, si assottiglia sempre di più. E se l'amica è preoccupata lei la rassicura, andrà tutto bene, lei ha un piano, ma Chloe rilegge ancora le minacce scritte sul display e non riesce a credere alle sue rassicurazioni, non a tutte tutte, ma sorride comunque, perchè si fida di lei.
Perchè una sedia basta ed avanza, è grande il giusto per entrambe - come un letto - come un abito succinto - come una squadra.

lunedì 28 ottobre 2019

Tutto o niente

Allora voi isolate laggiù questa delicata cerbiatta,
e colpitela nel segno con la forza, se non con le parole.
In questo modo, o niente affatto, avete una speranza.

Iphigenia si presenta a casa di Jorg completamente lurida di sangue - che trova probabilmente origine da una ferita sulla sua testa che non c'è più, che ne imbratta quasi completamente la faccia e i capelli, insieme a qualcosa che sembra, inquietantemente, materia cerebrale. Sembra quel film sulla ragazzina a cui al ballo viene fatto uno scherzo, solo un brutto scherzo perchè è sangue di maiale, ma lei si incazza di brutto e ammazza tutti. She makes you burn with the wave of her hand. Forse non è stata vista forse qualcuno l'ha scambiata per un make up di Halloween. Gli occhi allucinati, il fiato corto come se avesse corso.
"Dimmi che sono arte."
Più che domandarlo lo ordina, cercando il contatto fisico per un bacio disperato, dove ritrovare l'aria.
"Dimmi che sono una cazzo di opera d'arte." 
Altrimenti non ne vale la pena. Perchè è tutto o niente.

Corre Iphigenia mentre i due inseguitori alle sue calcagna ululano come lupi famelici, corre per quel campo e le sterpaglie alte tra cui semina il sangue e per un attimo è davvero una preda ferita con la freccia al petto, tradita dall'agguato dei cacciatori vigliacchi e farabutti, ma lo sa anche lei: non c'è vigliaccheria in caccia. Non c'è trappola abbastanza tanto vile, inganno tanto basso da non poter essere usato in guerra.
Se quella che si rifugia e si nasconde e trema con la freccia nel petto è Echo o Iphigenia, la bestia che deve uscire all'attacco, sprezzante e fiera, che non deve avere più paura di nulla, è Iphigenia o Echo.
Combatti, perchè è o tutto o niente.

Gli passa le dita tra i ricci ad Aharon e gli conta i succhiotti sul collo e poi sul petto e poi più in basso e ride, prendendolo in giro, perchè c'è chi dice che non c'ha cuore e chi dice che il cuore ce l'ha tra le gambe ma per un po' di tempo quando c'aveva la testa sulle sue ginocchia stesa a fumare o quando gli urlava dietro rincorrendolo per strada, quando lui l'accusava 'se ti innamori di tutti allora non ti innamori mai', anche solo per qualche secondo gli ha voluto bene davvero. E allora gli deve volere bene anche quando gli deve lacerare il cuore con gli artigli, quando lui la rincorre per i campi ululando come un lupo famelico che la squarta e l'ammazza, quando le scrive arrabbiato, furioso, pazzo che le rompe tutte le ossa e la odia, la odia brutto MostroPuttanaStrega. Gli deve volere un po' bene, perchè o tutto o niente.

lunedì 7 ottobre 2019

Pensieri Intrusivi

Sono stata io ad uccidere il tipo che hai trovato nel fiume è quello che le dice di dire la sua testa da un’ora a questa parte Gli ho rotto l’osso del collo un suggerimento che le martella le tempie e la costringe a cercare sollievo in una sigaretta dietro l’altra L’ho ammazzato perchè è un traditore lontano dagli occhi del semidio come se lui potesse leggerle nella mente L’ho ammazzato perchè piangeva scavarle dentro; è la stessa voce che quando hai per le dita qualcosa di fragile ti bisbiglia lascialo cadere ma quando sei in cima ad una montagna, senza alcun pensiero al mondo se non goderti per una volta l’aria che respiri, ti fa pensare che sia una buona idea lasciati cadere

lunedì 9 settembre 2019

I cadaveri non parlano

Iphigenia pensa di aver fatto un lavoro pulito quando si guarda le mani, seduta per terra a gambe incrociate come gli indiani. Nemmeno una goccia di sangue, si dice senza soddisfazione e si accorge che tremano quando a malapena riesce a tenere il comunicatore in mano per inviare a Chrome l’ennesima comunicazione.
Indossa la suit come un’alta uniforme e ha lo sguardo febbricitante quando si alza in piedi e raggiunge gli uomini armati di fucile d’assalto fermi piantati fuori dall’hangar, facendogli cenno di andare a prendere all’interno.
Per portarlo nelle celle frigorifere.
Piano, senza dire una parola, con delicatezza.
Perchè se i cadaveri non parlano, i fantasmi urlano.

“ Ho dovuto farlo. Era scoppiato a piangere. Ho dovuto farlo. ” 

venerdì 21 giugno 2019

starving

"Tu sai come vuoi morire, Echo?"
"Voglio morire con la pancia piena."

Muore un po' dentro quando in un pomeriggio pieno di ortensie rivede Mark Willson c̑͛ͮ̓̂oͫ̃ͫ̿̎ͧ̕ñ̽͋ͣ͛̽͢ ͐͜͝s̛͌̔ͧ̔̄̀u͌̎̓̃͒͞ā̢͊̾̋ͣ̔͟͞ ͑̈́̈͌̏́͟f̧ͮͤ̓̑͑̚i͋͐̐͠gͥ̉ͫ̐͡͠ļͮͫ͊͆ͥ̆͜i̧ͪ̅̓̕a̷̷̡ͥ͒̅̅ e con una bella donna con il ventre pieno, fecondo. Lei le somiglia un po' e anche se questo è un miraggio irrealizzabile per un solo istante si chiede se possa essere vero. Accetta gli sguardi carichi di sospetto di Mark e quelli pieni di commiserazione della sua donna- è una donna gentile, continua a ripetersi, sembra una brava donna, continua a dirsi- ma non può fare a meno di chiedersi come sarebbe stato, che sapore potrebbe avere, se è proprio vero che l'erba del vicino è sempre più verde mentre sorride, e͟͠͝ ̡́͘d̶̀͏̛͠i̸͟͠c̛̕e̴̛͟ ̷̢̧̢ç̨̡͝͞h̶̵̢̛͝ȩ̷̸̛ ̵̵͟͠v̴̶̸̷e̡̛r҉̡̛͞ŕ̶̕͢à͢͏̴̷ ̷̵a̴̵̷͘͢l̵̡̀͟ļ̸͢͡ą́ ̨̡̛f̧́e̕͞s̸҉͟t̢͠҉͟à̵͠ ̷̡̀͞d̸́i̴̡ ̢͏̶҉c̀̀̕o̧͏͝m̸͟p͘͏l̵͜e͠a̡̛n̨͝͠͏n͜͏̶̕o̢ ̴͟͟͟ḑ̵̢̕i̵͜ ́̀H̀̕̕o̶̶͝͏p͘͘͜͞e̴͞,͢҉̡ fa vedere che va tutto bene perchè è meglio così, è meglio così per tutti quanti.

"Quindi è questo quello che fai quando combatti? Tenti di saziarti?"
"Io ho sempre fame, e quindi mi strafogo fino a scoppiare."

L'Hub non è mai in pace, quindi non si dorme mai. Lei li guarda ed è innamorata di tutti a turno, a partire da Hector che ha sfidato di nuovo Miuls che ha coinvolto R̡͠҉h͢͞y͏͏͞ś̷̡͡a̡͢͡n̨̨͟d̡̛̀͢ che ha chiamato Vance che ha battuto Galen che ha preso la rivincita su Chloe e uno a uno si sono uniti al torneo, si lanciano le cose addosso e urlano quando vincono e quando perdono, e perfino i più seri si fanno trascinare nel gioco, nei giri di scommesse, alle risate e ai brindisi di birra alle due del mattino quando la missione è andata bene, quando sono malconci e stanchi e provati e sporchi e quando invece si urla con Galen da una parte all'altra dell'infermeria quando arrivano cinque, dieci, in venti feriti e un cadavere di troppo, quando si sente solo la puzza della carne bruciata, quello del piombo e quello del sangue versato. Non c'è pace nemmeno quando preme le labbra sulla fronte di Billy, quando gli dice che può arrabbiarsi (se non sei arrabbiato c'è qualcosa che non va) che può fidarsi di lei, che rimarrà un segreto.

"Sai che non può continuare in eterno."
"E' che ultimamente..."

L'abbraccio dell'alieno - ha un nome, ma all'epoca non era così importante. Ha un volto, ma all'epoca non lo conosceva ancora- non ha niente a che fare con gli icori di X̧͠͏y̸̴͡y̵̨͟a̢҉̵́t̡́͠͞͠h̴͘͘ ̛̛̀che le scivolano osceni su tutto il corpo, quando la stringe per un istante si sente al sicuro e per una volta è una sensazione che le piace. Quando gli preme sulle labbra il bacio che sugella la loro promessa capisce- ciò che le ha detto, sei il legante, ciò che significa la piuma che porta ancora sul cuore, ciò che realizzerà solo molti giorni dopo, quando non vacillerà nemmeno quando inizieranno a strapparle ciò che ha di più caro: i suoi ricordi.

Vorrebbe dirgli che per loro si sente sazia e appagata, ma non sarebbe corretto.
La verità è
Che per loro, per tutti loro, volentieri creperebbe di fame.

martedì 24 luglio 2018

Quello che va fatto


Il rumore delle falangi che si spezzano sotto la suola chiodata dei suoi scarponi ricorda quello di rami secchi che si spezzano, schioccando, per il fuoco che li brucia.
Longshot le chiede di farlo parlare e lei sa di essere messa alla prova, forse per la prima volta. Non pensa nemmeno che, oramai, è troppo tardi per tornare indietro, lei osserva la maschera priva di emozioni del Night Soldier e vede il volto di suo padre.
Vede l’uomo sotto di lei che dice di non sapere niente, e che dice che se parla gli faranno di peggio, e che implora.
E fa quello che va fatto.

Ha una pistola in mano e un uomo legato e bendato, spinge la canna tra gli occhi e costringe il dito sul grilletto, tiene gli occhi bene aperti e pieni d’orrore.
E, ogni volta, fa quello che va fatto.

Alza gli occhi su John alla sua scrivania concentrato in un lugubre e silenzioso tormento, e non ha il coraggio di dirgli che non deve avere dubbi, che hanno fatto quello andava fatto.
Avrebbe voluto dirglielo. Avrebbe voluto dirgli ‘Johnnie sei bello, se usciamo di questa brutta situazione poi mi dai un bacio’, senza punto di domanda, lei non ne ha bisogno, oramai può permettersi di pretendere almeno un bacio.
Gli occhi di John ora sono ciechi, ma lo vede tormentarsi dal rimorso ancora, ancora. Vorrebbe dirgli che hanno fatto quello che andava fatto, ma non ha più la voce e il lamento dell’ambulanza, unito al latrare degli infermieri che le poggiano le piastre del defibrillatore sul petto scarno, copre la voce di lui che chiama il suo nome.

Il prete ascolta ogni sua reticenza e capisce e le dice che Dio ti perdona se, e sembra assurdo, tu il tuo perdono lo vuoi davvero, che non serve confessare ogni singolo peccato, omissione, trasgressione, errore, che tutti quei baci rubati e pretesi sembrano una cosa da nulla. Può anche stare in silenzio, ma ci deve essere pentimento sincero, dal profondo del cuore. Iphigenia non capisce.
Lei ha fatto quello che andava fatto.



domenica 3 giugno 2018

Il mondo non è finito


‘ Ciao, siamo Effie - e Austin!- e questa è la nostra segreteria telefonica, se non avete niente di meglio da fare lasciate un messaggio…’
‘ Te l’ho detto mille volte di tenere il telefono vicino e... ’
Iphigenia si scapicolla giù per le scale, rotola per gli ultimi gradini e afferra al volo il telefono per rispondere prima che Ross Kelly possa finire di pronunciare la frase. Ha ancora gli occhi di sonno, nessun postumo della sbornia che ha preso ieri notte e ancora in maglietta e mutande - tutto rosa, dopo un piccolo incidente con la lavatrice. Fuori fa un caldo che la pelle cuoce, l’orologio da cucina segna le dieci ma il sole non si vede più, da quando ci sono i maledetti alieni c’è solo il grigio del metallo. Einstein fuori abbaia come un pazzo e se la sta prendendo con un’insetto, o il postino, o chissà cosa.
Ross Kelly non vuole lasciar trasparire il suo nervosismo mentre parla del Sud America, non parla di problemi e non parla di lavoro. Si assicura che lei e Austin (dovunque sia, qualsiasi cosa stia facendo con quel crucco del cazzo, va bene tutto, lo vedi stasera? meglio. Digli che è un coglione) stiano bene, mangino, cosa ha detto la scuola, ma quindi il diploma ve lo danno pure se hanno chiuso prima. Se vive ancora con quel ragazzo, e dove sta ora. Lei sorride, dando rapidamente un’occhiata al cellulare. Due messaggi.
- Ho una cosa semplice, un’estrazione. Per mezzogiorno sono a casa, pensa te al mangiare
E poi:
- Guarda che me lo ricordo che ieri sei stata una stronza, mi vendico di brutto quando torno ♥︎♥︎
La loro casetta storta, incastrata nelle Tasche del Diavolo tra mille altre è diroccata e tutta rotta ma calma, silenziosa e tranquilla, oggi più che mai, e leggere quelle parole le fa una gran tenerezza pure se il sole non si vede più, da quando ci sono i cazzo di alieni.
Iphigenia si incastra il cordless tra il collo e la spalla e inizia a preparare la colazione in quel campo di battaglia che è la loro cucina. La guerra sembra lontana, la guerra È la distrazione e questa è la vita vera, quindi si dedica alle sue uova, al suo bacon, ai mirtilli mentre Ross Kelly le racconta di questa famiglia che si è temporaneamente trasferita da loro dopo che li hanno salvati durante una missione. SI occupavano di gamberetti, poi i narcotrafficanti… non sente il resto, Einstein continua ad abbaiare davanti la finestra e lei ha finito per tagliarsi la mano col coltello, mugolando una bestemmia dal dolore.
« Effie, linguaggio…»
« Einstein! Che cazzo, piantala, bello! » 
« Effie…! » Ross ride. Gli manca. Si mancano. 
Le chiede se va tutto bene e lei risponde che si è tagliata col coltello. Sta’ attenta, le risponde Ross e ride ancora, e ride anche lei.
Si avvicina alla finestra per cercare di capire a cosa stia abbaiando Einstein con così tanta foga, se un postino o un uccello ma gli occhi si schiudono in una perplessità muta quando si accorge che non ci sono uccelli fuori, se non un paio che sono caduti stecchiti dall’albero in giardino, zampe all’aria. Fuori non c’è un rumore.
La conversazione telefonica inizia a diventare disturbata, non capisce più le parole di Ross ‘mi senti? Mi senti? Cazzo, qui ci dovrebbe essere campo completo…’ ma oramai è solo una voce robotica, sfocata, e quasi sovrappensiero, oramai immersa in una preoccupazione stranita, va a ricercare il particolare che prima aveva bypassato: l’orologio di casa segna le dieci, quello del cellulare le due. ‘Per mezzogiorno sto a casa’. Non c’è campo, non c’è segnale, non c’è wifi. Non c’è più la voce già allarmata di Ross Kelly dall’altra parte del telefono ma il verso ritmico e deprimente della conversazione caduta, come nei film, e si lascia cadere il telefono dalla spalla quando capisce che il sangue dalla mano sta gocciolando sul pavimento e sui suoi piedi scalzi perchè il taglio non s’è richiuso.
Il taglio non s’è richiuso.
Oltre all’abbaiare di Einstein si è unito l’antifurto di tutte le macchine, una luce bianchissima. Poi un boato e tutti i vetri della finestre che le esplodono addosso, in faccia.


In questo giorno di festa nessuno la nota ma nonostante tutto, non è ancora abituata a sentirsi tutti gli occhi addosso e per questo si copre, con la felpa, con il berretto e con la sciarpa anche se fanno venticinque gradi. Si copre, ma non basta mai e vorrebbe sul serio essere invisibile.
L'ultima volta che è stata qui, nevicava ed è sgattaiolata dentro come i ladri, seguita da una persona che non aveva altra colpa che preoccuparsi per lei, e lei l'ha accusato di tutto, urlandogli in faccia tutta la sua impotenza, tutta la sua rabbia.
Ora, al posto della baracca in rovina che un tempo era casa sua, la casa di Ross Kelly e di Austin Hoover e ad un certo punto anche di James Ross, ci sono i tavolini e le sedie e gli ombrelloni di un  grazioso ristorantino vegetariano, con tanti posti all'aperto e un menù nemmeno troppo caro per le sue tasche. Prende esattamente lo stesso lotto all'angolo, quindi è facile immaginarsi che dove c'era la cuccia di Einstein, ora c'è una famiglia che pranza tutti insieme, e ride. Dove c'era l'albero, un cameriere sta aprendo un ombrellone lamentandosi che di lì a poco, verrà a piovere. Dove c'era la cucina, la scritta sul vetro invita a provare tutti gli ingredienti a chilometro zero. E dove stava in piedi lei quando tutto è finito i proprietari, una giovane coppietta di non più di trent'anni a testa, lei visibilmente incinta, ride ed è felice del proprio successo.
Odiarli è difficile, con questa musica, con questo spirito di festa anche sotto la pioggia.
Odiare il suo fautore è difficile, visto che l’ha accolta in casa, visto che è stato il primo a farle vedere che il mondo non è finito.

Il mondo non è finito.
E va avanti anche senza di lei.


venerdì 4 maggio 2018

Renegades



D͟u̷̢e̸͝ ҉̶̡f͏o̷̧͏̧r̛͡m̵i̴͜͡c̷̨͏͏h̷̛̕͜ę́͏ ̵̕͠s͡ì̡̀͜ ͟҉s̷̴͠ţ͠á̡n̴n͏҉ò̶͘͝ ͜͡f̧̨̨̀a̴̛͜͏c̵̨͘͜e̵͏̶͟n̡͜͞d̸̡o͞͏̷̨ ͠͝͠i͜͏͜n̡̢͟͞͠ ̶̴͘҉̨m̷̕͢í̵̵͢l̡̧̀͜l̸̸̡̢̛é̡ ̨̀̕ṕ̧͢ȩ̵r̶̵̕̕͜ ̡̢͟͢p͏̡҉ơ̧͜͡͏ŕ͢t̨̨́͢͝a͏͏͘r͏̸͟͠͝e̛͢ ͠ų̧̛͟͟n҉͡͏ ̶̧͢u̷͞n̷̸͝͡͞’̡̀u͢͡n̡̢͜͞í͜͝͡c̸̡͢a̷̸̛͟ ̸͟͟b̸̧̀͡ŗ҉̴i̵̛͞ć̸͘į̧͟͞o͟l̷̢̡a͡͝ ̴̵͞ḑ̴̀́͠į̢̕ ̡p̵̨̨̛̀a̸͢ń̴͠ȩ̧̧̀͘ ̴d̢̡á̡̡͡ ̧̢̡͘͢ứ͜n͏͘a̴̡͟͞ ̧͘p̶a̵̕r͠͏̀͠t̡̕͜ȩ̶̢̡͡ ̸̨̡́͟a͏̧͘ļ̷́̕ĺ̀’́͞á̶͢l̶̷͘͝͡ţ́̕͟͞r͢҉̨͠a̧͡͏͞͏ ̷́͢d͘͏ę̢̕l͏͡͞l̢̡̛͟͜a͟ ̷̡̀͢҉ş́p̧̕i̴̡̕a̴̧͘͢͟g҉̷̨͝ǵ̷̀͘i͡҉͡҉á̷̕͜͝ ̵̸͘͝ḑ̶i̶̷̢ ́҉g̵̶̵h̨͟͏̨į̛́͡a͟҉̨̨į̵̡́͘a̶̡ ̛̕͞͡e̵͢͝͝ ̀̀͝҉l̀́͠ǫ̧͘͘ŗ̸͜͏o͏̀͘ ̵̸̛͠͝s̶͞o̵̡͏̛n̛͜͡͏ǫ̧͏͏̵ ̀͏̛͢ń̸͏u͏̶̡͟d̡͟͠į̸͝ ̨͢c͏́̀̕̕o͏̕m̴̢͘͢e͘͜͡͞͏ ̨͜͏s̢̕͟҉e̛͜͠l̶͏̷͟v̸͠a͢͢͞g̶̀͘͜͡ģi͘͠ ͏a̢͝͏̡͠ ̕͟͠f͢͞à̶r̕͢s̵̀͝͠͠i̢̡͜͜͝ ̶̷̨́a̧͜s̸͏̀c̡̧i̷̷̢̕͢ú̸̡̡g̷̨͘a͞͝ŗ̡e̸͘͝ ̛d͟͢a̡̛͘l̸̷̀ ̷́͏̧͢s̸͞ớ̸̷͡l͠͏̶̸é̢̢ ̨e̸̕ ̸̶̨̛d̴̢́́͝a̸͞ĺ̕͘͞ ̛̕͡v͏͏e̢̕͟n̛͠t̷̶̛̀͢ớ ̶̢̛d̢̛͞҉o҉͟͟͞p҉o̸̕͟ ̶m̶̡̧͝i̷͝l̷̢̀͜l̸̶̀͟͝e̸͟͡͏ ̸̨̕̕͘e̶͞ ̧̡̀͢m̨̛̛͜í̧̧l̴̡͟ĺ̴̸̵͠e̡͠͡ ̡͟͡t̶҉̕̕̕u̡͜f҉̶́͟͠f̴̶͘͠i̷̡҉̴͏,̷̢͘͝ ͏͠͝d͟͞ờ̷̧͜p̡o̵̵̕͜͠ ̸̢͘e̵͘͟s̴s̕͞҉e̷̢͜r҉̛s͡͞i̶͠͠͏ ̡͘͢͟ĺ͢a̷̡̡ǹ̀͞c҉̢͘͝i͘͠a̵̡͞t̷͟į̴̧͜ ̴̡̕d͘͝͝a̴̧͘͢í̧̛́͝ ̡́̕͝r̷̨͝͡á̸̵͜͝m̧҉̀͏i̸̢̕͜ ̨̀́͟͞d̷̴̀͘͞ę̸̷͞g̵͟l͏͞i̷͜͝ ̸̧a̷̛҉̡͝l̴̕͟͏̡b͘͝͞e̶̸̢͜͟r̨̢͜i̷̸̶̴̛ ̸̵́́è̴͟͞ ̡̡̡́a̶͠v̷̢̨͢͟é̶́r҉̴͘ ̧͠͞g̴̕͝i̧̡͞҉͠o̧̡͏c̶͟͠͠à͟t́͜o̸̧͝ ̷̡͟͞a҉̧́d͞҉͏͡ ͡͏̢a͘͟͟͠f̀̕f̴̴̧òg̡̛á̢̢͜͠r̢̧̕s̷̀̀i̵̸̢͢ ͢͢e҉̸̵̨ ̶̨̧͘a͘͠͝v́̕̕é̡r̡ ̸̴̷̢͝g̴̛͠r̷̢͜i͘g̵̨͝l̶̡̛̛͜ì̀̕͟͏a̡͜t̶͠ò́͡͏́ ̷̸̸͠t̸̨҉̀u̧̡͟҉̧t͟͞t҉̛͜a̷̛̕ ̵̷̢̧l̵͘͢҉a͘͟ ̨͡ç̀́͞á̵̡̛r̴̸n͏̴̧͝e̕͘͏ ̡̀͟͟͠ç̕h̢҉e̷͢͠ ̴̴̕̕͢h́͡͝a̕ǹ͏n҉̡̕҉o̸͏ ̧̢̢͝c̡̡o̵̢m̡̛p̵̕r̨̢a̵̸t̀͞͝ǫ̶͝ ̸̢͘͜͝a͠͠͡͞ĺ͞ ͘͠d̷̴̡̀́i͟ś̛͟͜͏c̴̷͢͝͠ò̕͏́u͟͜͞͡n̛̕͜t̷ ̸̸͘͜s̵͏u̵̢̨͝͡ļ̴̀̕͘ĺ̨̛͜à̶͞͞ ̶͜s̀͢͟t̷̨r̸̸̢̀ą̸̢͘d̵̴̡̀ą̵͝͝ ̕s̡̛͠ú̵̡̀͜ ̀͢u̷͡n̷͏͢á̛͡͏͡ ͟͜͝ģ̷̀r̕͜͡i͘͜͡ģ̢̨͞l̨͠i̵̡̕a̶͘͟͡͠ ͏̀͞͡a͠n̶̷̷͡c҉̷̀h̡̢͜’͏̶̸e̸̵͟͜ş̡̢͡s̸̢͘͞a̢͞͠͞ ̸̴̛͟҉c̶̶̀ó̢m͏̷̨͝p̸͏̡́r̴̢̨͢a̸̧͘͢t̡̛͘͞a͟͝ ̀͜s͝u̷̵͘͢͟l̀͏͘͞͞ĺ̸̶̨ą̧́҉ ̸̡͜ş̴̵͘t̷̛̛́͝r͏҉á̸̧d̸̀̀͜a̵̛͟͢.̷̡̢̀͢ ̷͜҉̷̸

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S̛ońo͟ ̕nu͟͞͠d̵̕͞i ͏com͞ę͞ ̷̀ść͘͜i̷mm̵̷̛i̸e̢ ͏͟m͠͞a̴̛ Jąm͝e҉̡s̀͞ ̴̨̛s̴̀i̴̕͏ ̶g̡̀u̕͢͟a̕r҉d̴a̡͞ lo̧͘ s̷t̨é͞s̨s̶̴͢o̕ ͢͡ȩ̛͘ ͟͡s͠i҉̴̕ ̸r̶i̕͞͞p̸̸͡ren҉d̵̛̀e͏͡ ̨̡ḑa̴҉l̨͠l͡a͠ ̴̸͡p̢̡ę͘r̶̵pl̡e̡s̷̕sit̕͘à҉ e̴͜ ̵ri̡͏̢de,̡͡ ̛m͘an̸̷d͘͜a̢͜͢n͢҉̢dò̵̢l҉a ͘a̷͞ ҉q̧̨ue҉l͟ p̢ae҉̢͠s͟e. I̴͘n ̡͝͞q̴ù́͏a̛ra̢nt̡͟o͏͟tt̡͘̕o̧ ̛͡or҉e̴͟͝ ҉s͢a̕͝͠r͘a҉n̶̨͡ń͟o ̧t̴͠o̶͘͠r̴҉͡n͘at͞i҉̡ ̵̢͡a͠d̨́ ̡̢ù́n̶͜a̛ ̀c͏͡i̡t͡t̛͢à̕͝ ̨͟f̡͜͢u͜͏m̧osa̢ e̡̧ ͟͡ch̢e ͡l̶i͠ ̢o҉̨d̛͠i̡͞à,̛͡ ҉͜m̴̸͟a̛ ́͜quí ̵͘i͏͞n m͏͠e̕͟҉z̵z̶̕ơ ҉a̴l̶ ҉҉b́os̷͡c̡̀̕o̸͞,̡͞ ҉̀͡s̨͢t̛e͜͝s͠i͡ ̸a͜҉d́ ̕a͞sc̛i̶͟͜u͟͠g̴̀a͢r҉si̴̕ a͡l̷̸ ͜s̶ǫ̕͢l̶è̢ ̴̡c҉̸͢o̡͡m̢̢͝e̡ ̶l̴͢uc̴̛͘èrt̴̛o̴̡l̶̕e͡,̕ ̧l̢͞u҉̕͟i n͏͟on̴̕͠ ̨è̵͡ ̴̕un͡͝ ́̕͞c̷r̵í҉m̴̕͡ína̵͘͠l̴e͏ ͢r͞i̕c͡͝e̸r͞͠͡c̛͡á̸t̢͘o ̛͞è l͘̕͘e̸i̴͜ ͟n̷̢o̵͢͠n҉̸͟ ͘͡͞è̀ ̷l̛o͢͟ s͜c̕ar̡̀͘t̷͜o di̷͞ ͘͞n͝e̶͞͞s̵̛s̡u͞҉n͟o͜.̶
̵̧C҉̨͡i̧͏ ̴͘p̡ȩ̵̀nsa͜͠ ̸a̷̴ḑ̀ ͝͡u̸ń̴a̷͟ ͞f̷͢a̧͞͡m͜͢i̷͞g̷̡l̶̨͜ia̷̵,́̕ ͞ci͜͠ ̷̛p͏͡ens̶͝a̴͢ ̸a̵̢d̷̵ ͡͡u͞n̴̛ ҉ba̧m̕͢b̴̢į̢͡n͘͢͞o,̵͘ ̛l҉̷e҉̴i͢?̵͠ C͢i̵ ̴̡̕p͢͠en͠sa̢ a͟ ̵̸̡c̛͘͝r̛͏e͜a̧re̷̢ ͝qua̧̕l͜͠͡c͟o̸͘͜sa̶͘͝ ̷̡ch͡͏ę ͟͟s͏ì̶a ͟͡s̀̀͝o̢̡lo̵̴ ̡s̴͜͡u͢͡o̸?̡̢̀҉
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La sventagliata del P90 di Hierophant falcia tutti gli uomini che le bloccano la strada e le permette di spiccare il salto che la porterà, con un unico pugno dalla forza sovrumana, a sfondare il cranio di un altro: gli occhi gli escono letteralmente fuori dalle orbite, e si scrolla dalle nocche la materia cerebrale mandandola sull'asfalto insieme ad uno sputo sdegnato. È troppo lontana per fermare quelle bombe, e troppo lenta. Si ferma, osservando la nuvola di gas nero che si disperde nell’aria per avvelenare migliaia di innocenti come ci si ferma per ammirare un tornando in avvicinamento, o l’onda di uno tsunami, con gli occhi pieni di paura e di rabbia per non aver potuto fare nulla per non essere riuscita a fare nulla.




sabato 17 febbraio 2018

L'invenzione del fuoco


Gli uomini dell’antichità hanno avuto paura del buio e delle bestie che si celavano nell’oscurità e al vedere il lampo che squarciava il cielo, ne hanno preso il fuoco e ne hanno rubato i segreti; hanno illuminato le loro grotte e hanno iniziato a suonare le loro percussioni e hanno iniziato a raccontare storie e a ballare le loro danze; per gli dei hanno fatto riti orgiastici alla luce della luna, e per un Dio solo lingue di fuoco che bruciavano gli eretici ma era lo stesso fuoco, la stessa paura, e nel caos di neon e fanali e musica a tutto volume che esce dai locali e delle discoteche quando sfrecci in macchina, bruciando più semafori possibile, ti senti come gli uomini delle caverne che semplicemente non volevano stare da soli, al buio, con la paura di tutti quei mostri.

The Hive, 2025
Ha il braccio di Jimmy attorno alla spalla, Galen si è appena tolto la maschera e non ha mai visto Andrea sorridere così. Non ha mai visto Andrea sorridere, probabilmente, ma questa è una malignità che le attraversa il cervello e le vuole bene, non solo perchè è la sorella del suo ragazzo - lo può chiamare ragazzo? Vivono insieme. Tecnicamente non si sono detti ancora niente- ma le vuole bene come si vuole bene ai compagni d’arme, pure quelli con cui si litiga ferocemente, pure quelli con cui ti scorni e non vai mai d’accordo; Martin è un’altra storia ma come si può non amarlo alla follia da quando ti ha regalato la tua prima maschera che la tieni ancora e la sogni la notte e la tua prima pistola. Longshot non c’è, non c’è mai quando si fa festa - c’è in tutti gli altri casi, quando ti devi pisciare sotto dalla paura e soprattutto quando c’è bisogno di lui, allora c’è sempre.
E poi Galen, che si è levato la maschera e la guerra e gli alieni sono lontani ancora per un po’, a vedere il sorriso di Galen la guerra si allontana per paura.
Il momento smielato viene interrotto dalla vibrazione del cellulare, si stanno tutti spostando verso il garage dopo aver brindato ma lei ora vede solo il display e quel numero che conosce, conosce a memoria da troppi anni ed è sempre lo stesso - e avrei dovuto comprarmi un usa e getta, avrei dovuto davvero farlo, me lo dico sempre e non lo faccio mai- fa cenno agli altri di andare senza di lei mentre risponde al telefono.
« Dad…? »
La voce dall’altro capo del telefono ha un sussulto, forse non se lo aspettava, ma come tutti i politici ha un discorso che si è preparato mille e mille volte, ma stavolta non è come le altre e lui è umano e la voce gli trema.
« Princess, papà ti vuole bene. » 
 Nessuno la chiama più così da un po’; nemmeno Ross Kelly, che la chiama dalla Colombia tutti i giorni (almeno crede. Paraguay?); nemmeno Austin, bello come il sole, ora sta facendo un gestaccio a Jimmy che ride, gli chiede qualcosa di insinuante e imbarazzante. Lei si sforza di rimanere in silenzio e non dire nient’altro fino a che non sono tutti lontani.
« Ho pensato di chiamarti mille volte, principessa. Ci ho pensato, a come sono andate le cose, ho detto tutte le cose sbagliate. Prima di essere un politico sono tuo padre, sono ancora il tuo papà…»
« E quindi…? » 
A Effie esce fuori un fiotto impietoso, una domanda indifferente.
« E quindi torna a casa, Princess, ti chiedo scusa. Torna a casa e risolviamo questa cosa insieme.»
« Cioè come se nulla fosse? O vuoi che mi registro e vuoi che faccio la brava mutante?»
« We’ll figure a way, Princess, per me è importante solo che torni a casa da me. »
« Ma tu mi hai… »
« Non dirlo ti prego, ti chiedo scusa e non ti chiedo altro che un’altra occasione. Sono stato uno stupido ma sono sempre il tuo papà, y’know. Non è importante il lavoro e non è importante alla politica, io non ci credo a quelle cose. So solo che queste cose che stanno succedendo mi spaventano e tu non sei vicino a me e non ti posso proteggere. »
Lei ha una pistola nella fondina e un blaster in un’altra, ha appena imparato a maneggiare i fucili da assalto e quanto si deve contare prima di lanciare una granata e ora sente un dolore sordo nel petto che sa di vergogna. Jimmy ed Austin, che si saranno coalizzati per farle uno scherzo, iniziano a chiamarla dal corridoio che sta facendo fare tardi a tutti. Dominic Clark, avvocato di diritto penale, membro del Congresso della Camera dei Rappresentanti del partito Repubblicano al suo primo mandato, suo padre, sta ancora parlando con il cuore in mano.
« … possiamo andarcene da qui, ora che sta per succedere qualcosa di brutto, torna a casa e ce ne andiamo tutti in Europa, al sicuro, Francia. »
«… In Francia…? » Iphigenia non capisce, ripete le parole senza sentirle nemmeno. Vuole solo tornare dai suoi compagni, chiudere chiamata questa dolorosa e aspettare che passi, che vada via.
« O in Italia se preferisci, non è importante. Lascio tutto, non intendevo fare quello che ho fatto.» 
L’uomo al telefono ha paura di morire. L’uomo al telefono ha paura di morire prima che sua figlia possa perdonarlo di averla cacciata di casa per il suo sangue, per qualcosa che non avrebbe potuto prevedere e che non avrebbe potuto cambiare; l’uomo al telefono aveva paura che qualcosa di brutto potesse succedere alla sua bambina; l’uomo al telefono era così simile all’uomo che aveva dimenticato il lavoro e i doveri per prendersi cura di lei quando era piccola e quello che aveva preso un aereo per festeggiare il suo compleanno. Non era la stessa persona che aveva visto tradire sua madre, che sbraitava odio quando lo incontrava nei canali televisivi, non era la stessa persona.
Ma.
Lei.
È.
Un.
Night.
Soldier.
E i Night Soldier, davanti alla guerra, non scappano.

martedì 13 febbraio 2018

Scorched Heart

Iphigenia siede al centro della terra bruciata che s’è fatto attorna appiccando un incendio dopo l’altro, dichiarando guerra al mondo intero e applicandosi per fare ogni volta del suo peggio con le persone che la amano. È, finalmente, da sola e in pace con sè stessa, e assecondando il bisogno di non accontentarsi mai è riuscita ad ottenere quello che voleva: nulla. 

Zia Emma e zio Ben non stavano bene, ma hanno fatto del loro meglio per essere gli ospiti perfetti durante la breve vacanza che si sono potuti concedere, a malapena una cena; hanno riso. Per un istante Effie lo ha amato tantissimo, Jimmy, lo ha amato così tanto che gli scoppiava il petto e tutto il resto era offuscato, ma nonostante questo tutti avevano la consapevolezza che le cose non durano. E sarebbe stata l’ultima volta in cui si sarebbero visti tutti insieme.
In macchina l'aria è così tesa che quasi non sentono la radio, Take it out on me dei White Lies, 2016, i più grandi successi del presente e del passato, l’America gli sfreccia accanto e non la vedono, ignorano tutti quei posti dove avevano detto si sarebbero potuti fermare al ritorno, a prendere un panino o anche solo a vedere il panorama prima di tornare a Philadelphia. 
Il disegno di legge è passato, è passato mentre loro erano in vacanza come i codardi, e tutti quelli che hanno registrato le loro capacità superumane hanno un appuntamento con il dottore che il governo a prenotato per loro per farsi sparare in vena una tecnologia nuovissima, proprio all’avanguardia, che allerterà le autorità competenti in modo tempestivo e localizzerà il superumano, chiamato cittadino come se fosse un favore, per aiutarlo in caso di pericolo. E arrestarlo in tutti gli altri casi, ma questo la radio non lo blatera e Effie fa per cambiare stazione e Jimmy senza pensarci le da uno schiaffo sulla mano, e subito è pallido di un'angoscia convulsa. Fammi sentire, per me è importante.
« E per me non lo è? »
Torniamo a quarant’anni fa, dice la radio stanca della politica e di cattive notizie, You give love a bad name di Jon Bon Jovi e lei sghignazza e lui le chiede cosa ci trovi di così divertente e finisce che ridono tutti e due, e ridono insieme per l’ultima volta.

Iphigenia è circondata da belle persone che non le farebbero mai del male, non le spezzerebbero mai il cuore. Ma quando è sola nella sua stanza le manca casa sua, quella a Devil’s Pocket e quella a Chinatown che è bruciata, con la scala antincendio che gli è crollata addosso, e perfino quella nel Maine, e stringe il cuscino e le trema il respiro perchè è stanca, così stanca da non potersi più addormentare.
Le brucia il cuore e vorrebbe non essersi fatta terra bruciata attorno.


Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai
E hai pianto per un film
E hai chiuso da poco
Con chi non t'ha capita e forse non ti capirà mai
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai


domenica 21 gennaio 2018

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Non ci hai pensato nemmeno per un attimo a ficcargli un proiettile in testa, non è che hai cambiato idea all'ultimo secondo? Non è che hai pensato prima all’anima tua?

lunedì 15 gennaio 2018

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Millecentocinquantasette miglia, più altre centoventi di straforo, settecentonovantasette baci, novantasette chiamate internazionali ma trecentocinquantadue senza risposta, quarantadue corpi riempiti di piombo, ventisei pallottole le mie, ventiquattro le tue, ventotto vaffanculo, diciassette funerali di cui nove eravamo nascosti in fondo alla chiesa, dodici corpi freddi che abbiamo sepolto nascondendo le lacrime, sette le volte che ti ho odiato, due in cui ti ho chiesto di restare, tre cene con la tua famiglia che una guerra non è bastata, non era abbastanza.

Va bene così, non era destino.
Meglio che ora vado.


lunedì 27 marzo 2017

Boogie Man

Il colosso Vazquez non tradisce la reputazione da semidio della strada che si è fatto nella testa piena di mostri ed eroi della ragazzina: è grosso, violento e cattivo. Quando il pugno si abbatte sulle sue costole non hanno il tempo di piegarsi che sono già fracassate, le schegge nei polmoni e nello stomaco, e ci pensa il calcio della pistola a farle perdere i sensi risparmiandole, oltre il dolore, la cocente umiliazione della sconfitta.




Si è svegliata troppe volte nell’arco di cinque giorni, perchè l'uomo nero continua ad inseguirla ogni notte.
L'uomo nero non è Vazquez.
L’uomo nero non è nemmeno davvero nero, è tutto bianchiccio, sembra di varichina.


Il resto del tempo da sveglia lo passa tentando di pensare cosa, di preciso, si è dimenticata.