lunedì 25 novembre 2019

Iphigenia

Occhi-da-sirena
Ef
Ladra di Ankh
Ragazzina!
Ofelia
Princess
Genie
Howl
Kiddo
MostroPuttanaStrega
Bambina
Darlìn
Maschera
Lùv
If
L'Oasi del Deserto
Sensei
Hecate
Babygirl
Cherie
Leader
You are my sunshine...
Eff
Bambi
Effie-chan
Ehi, piccola
Ginny
Nipotina
Recluta
MOSTRO
Bimba
Echo
Musa
D.'s Little Monster
Novellino
Pretty Killer Queen
B o s s
Cucciola, tira fuori le unghie
Sorellina
Pixie
Vice
Love

Effie

giovedì 21 novembre 2019

Antares

- Ehi, ben svegliato.

In un primo momento ignora la voce. Il braccio pulsa e fa male da impazzire ed è drammaticamente raro che Iphigenia si svegli con qualcosa che fa male. Il mezzo su cui si trova è in movimento, il rollio è quasi confortante, ricorda quando si addormentava in macchina sui genitori, sul sedile posteriore. Inizia a respirare più affannosamente quando inizia a capire. Ha le mani legate. Le gambe no ma è debole, come una ragazzina di ventun anni (ha fatto da poco il compleanno, ventidue, ora mi sento meno in colpa a pensare di scoparti) che mangia quasi nulla e dorme cinque ore ogni trenta, senza la fottuta superforza e la maledetta immortalità. Il suono che emette ogni volta che respira - perchè non respiro bene? Ah, è un buco in pancia... il bossolo è fuori, non lo sento dentro - le dimostra che ha ancora lo scrambler addosso. E la maschera. Non mi hanno ancora smascherata. E' ancora in tempo. Sono ancora in tempo.
Ma c'è qualcosa di più opprimente.

- Le lenti a contatto.
Sbatte le palpebre nel tentativo di mettere a fuoco quello che la circonda, chi le sta parlando. Dove si trova. Furgone. Ci sono dei finestrini? Chi le sta parlando non è quello che guida. Non mi hanno riconosciuto. La partita è ancora aperta.
- Mi danno fastidio.
Riesce a riconoscere la persona con lei sul retro del furgone. Non è una persona è un'armatura senza cuore e senz'anima, è un nemico.
- Mi spiace, dovrai tollerare.
" Non lo sai che la dolce Effie rigenera? "
- Ti sentirai uno schifo ora.
Ma che cazzo vuoi? Lasciami in pace.
- Puoi dirlo forte.
DIOtipregofallostarezittozittozittozitto.
- Avresti potuto evitare tutto questo, lo sai sì?
Dì un'altra parola e ti ammazzo, stronzo.
- Sì, vincendo.
Un verso divertito, reso metallico dallo scrambler, significa che forse ride e che cazzo ti ridi, stronzo. Lo rivede mentre si allontana con Rage ferito nel furgone, lei poteva finirlo - poteva finirli entrambi- ma era impegnata a proteggere Jorg come un cane da guardia, come il cane che sa di essere. 'Ci vediamo', ha detto: e lo odia da allora.
- Giusto, del resto meglio combattere e tentare di perdere piuttosto che non farlo affatto.
Sembra quasi una gentile concessione e Echo sembra ringhiare, con i denti della maschera da bestia protesi e snudati, quando le si accuccia davanti. Non toccarmi. Non osare toccarmi, stronzo! 
- Comunque non so se ci siamo mai incontrati, ma credo di no, io sono Antares.
Antares. Lo so chi sei. Antares se lo ricorda mentre strappa un tentacolo a Jorg, mentre lo colpisce e per un attimo ci crede davvero che è morto, che gliel'hanno ammazzato, che lei non può avere niente di bello perchè rovina sempre tutto Che cazzo ti presenti a fare?! Jorg l'ha dipinta nuda come una dea greca, bella come una Nike vittoriosa e ora è lì abbandonata a terra, sconfitta. Lo conosce, Antares. SEI UN FIGLIO DI PUTTANA ECCO COSA SEI! Ti odio, vaffanculo, TI ODIO! 
- Sei pronto?
Pronto a spaccarti la faccia a ficcarti gli artigli negli occhi ad azzannarti la gola 
- Pronto a cosa.
Ti ammazzo ti ammazzo TI AMMAZZO
- A diventare un messaggio. O un martire. Immagino che dipenda dai punti di vista.
Lo ha sempre saputo Iphigenia. Lo ha saputo quando Martin le ha messo in mano la sua prima maschera e quando Ross suo padre le ha messo in mano la sua prima pistola, insegnandole come si mette la sicura e, più importante, come si toglie. Lo ha sempre saputo ed è sempre stata pronta.
- Pronto a morire.

Eppure, quando la macchina si ferma "Ianah, ci sono problemi?", quando capisce cosa sa succedendo, ci spera davvero. Ci spera fino all'ultimo mentre sente le grida "PIUTTOSTO LO AMMAZZO CON LE MIE MANI", i rumori del combattimento, gli spari, si dibatte, con le ultime forze strilla anche lei.
Spera di potersi salvare per il rotto della cuffia, come suo solito: un rituale che le salva la vita, i suoi amici a sorriderle, "chi sa quando ti metterai ancora nei guai,eh" scherza Jenny sorridendo, John Blackwood che si china cieco su di lei urlando il suo nome, Galen Grace, la sua rete di sicurezza, che la porta in salvo per l'ennesima volta.
James Ross che si lancia da un ponte per venirla a prendere.

Ci spera fino all'ultimo mentre si abbandona, sfinita, e sente solo la portiera che si apre di nuovo, ci spera quando si chiude, lo spera così forte che ci crede davvero. E si può abbandonare al rollio rassicurante dell'auto in movimento, come quando era piccola stesa sul sedile posteriore dell'auto dei suoi genitori.

domenica 10 novembre 2019

Rosita

"Tu hai un dono, Iphigenia."

Pensa al volto paffuto - paffuto, era proprio paffuto- di Rosita ogni giorno anche se non ha più foto di lei, da qualche giorno è la prima cosa a cui pensa quando si sveglia e quando va a dormire. Non pensare a loro, le ha detto Jed quando non sapeva cosa dire davanti alla telecamera - LEI, che non sa cosa dire- pensa a Rage, pensa a Philip Rogers e pensa a quello che ha fatto. Ma quando il momento, non è a Rage che pensa: ma al volto di Rosita, era paffutello e sorridente e non aveva mai avuto paura in vita sua, neanche quando il Cartello l'aveva presa in ostaggio coi suoi genitori. Chissà se hai avuto paura. Chiederle mille volte scusa sulla tomba non serve a niente, non serve a niente piangere, non servono le corone di fiori profumati io odio i crisantemi. Non serve niente  nemmeno dichiarare guerra. Ripensa al volto di Rosita quando Jorg la consola, non sei un mostro, lo sa lei che è un ragazzino ferito come lei ma vorrebbe che non fosse così freddo perchè c'ha il gelo che le entra nelle ossa e un po' lo odia mentre lui la consola sei la mia musa le sussurra languido, un po' lo odia mentre lo bacia, potevo finirlo: non fosse stato per te, potevo finirlo. Ed evitare tutto questo. Non ti dare pena per la tua strabordante umanità. Vicino al volto di Rosita vede quello di mille altri bambini come lei e come Jane, non ha nemmeno il coraggio di andarla a trovare all'ospedale, vede quello di Duke, non so nemmeno se c'è stato un funerale, vede quello di (a me piacciono i papaveri) Robert, dovremo aspettare Maggio, devi avere pazienza, vede quello di Randy, sei tornato da me solo perchè sono destinata a perderti, vede ancora quello di Austin, sono tutte corone di fiori, crisantemi colorati e profumatissimi.


Come hai potuto?
C'è davvero differenza tra fracassare il cranio di qualcuno e premere il grilletto, lasciando che la polvere da sparo faccia il suo sporco lavoro? Quasi trenta anime pesano sulla tua coscienza e chissà quanti ne hai lasciati sull'asfalto ad agonizzare nel sangue che fa male, ti prego mamma aiutami, fa tanto male, gridano come agnelli. Erano lì perchè credevano fosse la cosa giusta, e credevano di essere al sicuro. Come agnelli al macello.
Ti senti in colpa?
Scommetto che dirsi allo specchio, ogni giorno, ho fatto la cosa giusta inizia a non bastare più. Ma lo è, la cosa giusta: è quello che ti sei sempre ripetuto anche se prendere sonno la notte è sempre più difficile, ma è quello che hai sempre fatto, quello per cui hai rinunciato a tutto. Fare un passo indietro significa rinnegare e l'abiura non è contemplata per questo trono, rinnegare te stesso anche se la faccia che ti guarda dallo specchio la odi, non è più la tua, è quella di un mostro.
Ti è piaciuto?
Allora mostro lo diventi un po' di più, un po' più a lungo della volta precedente, ti ci hanno chiamato così tante volte che inizia ad avere un senso, inizia ad avere un sapore, tutto il resto lo perde. MostroPuttanaStrega. Il cibo sa di sabbia, l'acqua sa di sabbia, il sesso sa di sabbia - quella del Deserto, che oramai ritrovi solo nei tuoi sogni e quando ti chiudi in quella realtà virtuale in cui ammazzi i tuoi compagni amici ma puoi anche piangere tanto non ti vede nessuno. Poi torni a combattere, premi il grilletto, fracassa il cranio e dilaniagli il cuore con gli artigli, quasi trenta anime ti pesano sulla coscienza e non ti puoi fermare. Perchè se non è la cosa giusta, è l'unica cosa che puoi fare.

"Hai familiarità con il dolore."

lunedì 4 novembre 2019

La sedia

Non c'è momento in cui abbia amato Austin più di questo; sono seduti sulla stessa sedia all'Hive e lui le passa le dita tra i capelli mentre le dice che c'ha ragione, non è giusto, d'accordo che ha sbagliato ma non doveva umiliarla così di fronte a tutta la squadra, che farle pulire  cessi è stata una bastardata ma tanto la aiuta lui e lo farà sicuramente anche Galen Revenant e sicuramente, sta a vedere, è perchè ce l'ha ancora con Elysium suo padre e mille altre cattiverie che non la fanno sentire meno inadatta ma almeno le fanno masticare via il rancore e ingoiare tutta l'umiliazione. Hanno le gambe intreccate tra di loro e la sedia è abbastanza grande per accoglierli entrambi, e in questo momento, in questa base fredda che sembra aliena, hanno solo l'un l'altro. Niente resta uguale e non sarà sempre così, ma ora, sulla stessa sedia, non c'è momento in cui lo abbia amato di più.

"Insomma devo venire lì?"
"Ma ti pare, che stai dicendo."
"Ef..."
La voce al telefono sospira ma è un sospiro paziente, di chi sa perfettamente chi si trova dall'altra parte del telefono a chissà quanto di distanza, a quanti mesi di distanza, dopo silenzi interrotti da telefonate ad orari assurdi, ma va tutto bene, perchè non hanno mai smesso di volersi bene.
"Senti, mi passi Will? Con lui si può parlare."
"Vorrei solo farti capire...!"
"Cosa c'è. Cosa vuoi. Ti ho detto che va tutto bene, non rompere, ti ho fatto un'altra domanda."
E si deve essere pazienti.
"Eff, hai sentito Caleb, di recente? O Jenny."
Forse si aspetta che lei si arrabbi. Forse un po' lo vuole.
"Come cazzo te ne esci così?"
"Forse ti potresti far dare una mano."
"Pensi che sia sola?"
"... Non ho detto questo."
Non l'ha detto ma lo pensa sul serio, per un attimo, perchè non tutti hanno la sua stessa pazienza e loro sono così lontani - ma non sono mai andati avanti. Lei inspira, a lungo, e per un istante deve capitombolare al silenzio denso, che di solito, in chiamate come quella, è preludio di una litigata furibonda, di urla e minacce e preghiere e forse anche lacrime, di una rabbia insensata e distruttiva che non è riuscita a sfilacciare i bordi sfibrati del loro amore nemmeno una volta.
"Non sono sola, Jake. Dico sul serio."
Quando torna a parlare però non serve così tanta pazienza e di questo se ne stupisce.
"Andrà tutto bene. Davvero. Alla fine..."
"Ti va sempre tutto bene."
Lui ridacchia, forse per la tempesta scampata, forse perchè, per l'ennesima volta, fa finta di crederci.
Con tutta la pazienza del mondo.

Le serie della base sono tutte troppo grandi per una persona sola per questo si arrampica su quella dell'amica per leggere quei messaggi insieme a lei come se fossero due adolescenti che si fanno le confessioni sulle loro pene d'amore, le gambe e le braccia intrecciate e indissolubili, tempia su tempia, la lista dei ragazzi da scoparsi e quelli da sposare diventa la lista di quelli di cui potersi fidare e chi no, e la prima, un nome sbarrato dopo l'altro e troppo pochi se ne aggiungono, si assottiglia sempre di più. E se l'amica è preoccupata lei la rassicura, andrà tutto bene, lei ha un piano, ma Chloe rilegge ancora le minacce scritte sul display e non riesce a credere alle sue rassicurazioni, non a tutte tutte, ma sorride comunque, perchè si fida di lei.
Perchè una sedia basta ed avanza, è grande il giusto per entrambe - come un letto - come un abito succinto - come una squadra.

lunedì 28 ottobre 2019

Tutto o niente

Allora voi isolate laggiù questa delicata cerbiatta,
e colpitela nel segno con la forza, se non con le parole.
In questo modo, o niente affatto, avete una speranza.

Iphigenia si presenta a casa di Jorg completamente lurida di sangue - che trova probabilmente origine da una ferita sulla sua testa che non c'è più, che ne imbratta quasi completamente la faccia e i capelli, insieme a qualcosa che sembra, inquietantemente, materia cerebrale. Sembra quel film sulla ragazzina a cui al ballo viene fatto uno scherzo, solo un brutto scherzo perchè è sangue di maiale, ma lei si incazza di brutto e ammazza tutti. She makes you burn with the wave of her hand. Forse non è stata vista forse qualcuno l'ha scambiata per un make up di Halloween. Gli occhi allucinati, il fiato corto come se avesse corso.
"Dimmi che sono arte."
Più che domandarlo lo ordina, cercando il contatto fisico per un bacio disperato, dove ritrovare l'aria.
"Dimmi che sono una cazzo di opera d'arte." 
Altrimenti non ne vale la pena. Perchè è tutto o niente.

Corre Iphigenia mentre i due inseguitori alle sue calcagna ululano come lupi famelici, corre per quel campo e le sterpaglie alte tra cui semina il sangue e per un attimo è davvero una preda ferita con la freccia al petto, tradita dall'agguato dei cacciatori vigliacchi e farabutti, ma lo sa anche lei: non c'è vigliaccheria in caccia. Non c'è trappola abbastanza tanto vile, inganno tanto basso da non poter essere usato in guerra.
Se quella che si rifugia e si nasconde e trema con la freccia nel petto è Echo o Iphigenia, la bestia che deve uscire all'attacco, sprezzante e fiera, che non deve avere più paura di nulla, è Iphigenia o Echo.
Combatti, perchè è o tutto o niente.

Gli passa le dita tra i ricci ad Aharon e gli conta i succhiotti sul collo e poi sul petto e poi più in basso e ride, prendendolo in giro, perchè c'è chi dice che non c'ha cuore e chi dice che il cuore ce l'ha tra le gambe ma per un po' di tempo quando c'aveva la testa sulle sue ginocchia stesa a fumare o quando gli urlava dietro rincorrendolo per strada, quando lui l'accusava 'se ti innamori di tutti allora non ti innamori mai', anche solo per qualche secondo gli ha voluto bene davvero. E allora gli deve volere bene anche quando gli deve lacerare il cuore con gli artigli, quando lui la rincorre per i campi ululando come un lupo famelico che la squarta e l'ammazza, quando le scrive arrabbiato, furioso, pazzo che le rompe tutte le ossa e la odia, la odia brutto MostroPuttanaStrega. Gli deve volere un po' bene, perchè o tutto o niente.

martedì 8 ottobre 2019

Rage

I cereali spappolati nel latte sono diventati una poltiglia inconsistente che mangia senza masticare, buttando giù una cucchiaiata dopo l’altra mentre Beep Beep dipinge l’ennesima porta nella roccia sulla quale si schianterà Willy il Coyote che si fa male ancora, ancora e ancora e proprio non rinuncia, fingendo che sia il cartone a farla ridacchiare mentre spinge, con una punta di infantile sadismo, il tallone scalzo su uno dei lividi lasciati al ragazzo con cui ha passato la notte, cercando di farsi perdonare subito dopo agguantandone i ricci neri per spalmargli addosso l’ennesimo bacio, che diventa subito l’ennesimo morso. Ancora, ancora, e ancora. Il jingle del dell’edizione mattutina del telegiornale è un suono intrusivo che graffia il timpano prima ancora che l’abbia riconosciuto e sta già per cercare il telecomando nascosto tra l’intreccio delle loro gambe che si ritrova imbambolata a fissare l’elegante presentatrice che parla dell’ennesimo scontro, dell’ennesima strada sporca di sangue, la ripresa si sposta dall’asfalto forato dai proiettili ad un telo di plastica nera ad un’ambulanza dalle sirene spente a quelle accese ed assordanti della polizia non cambiare cazzo, sto ascoltando è un poliziotto che parla ora, lo ha già visto in foto e senza accorgersene stringe forte, troppo forte il polso di lui, sentendo il nome.
Philip Rogers.

Si abbandona frustrata e sfinita nella vasca da bagno così piena che quando si immerge del tutto e i capelli si sollevano a galleggiare verso la superficie come una matassa informe come alghe nerissime, straborda di nuovo sulle piastrelle in marmo del bagno.
Quando ne riemerge, perchè oramai è gelida e torbida e ferrosa, il segno che si è appena scavata nei polsi si sta lentamente inevitabilmente richiudendo, come tutti gli altri, senza lasciare più nemmeno un segno, come tutti gli altri. Lei osserva il fenomeno con gli stessi occhi allucinati dell’uomo che ha appena spalancato la porta  e ha già il respiro pesante, ed ha visto di tutto e con il fucile ha ammazzato i ragazzini soldato in Sierra Leone e mercenari in Sudan e i pirati in Libia ma si ritrova a fissare immobile, quasi tremante la minuscola e innocua creatura bianchiccia che ora lo guarda poggiando il mento sul bordo della vasca.
“ Non lo dire a papà. “
Dice lei e ha sempre quel tono disinteressato ed impigrito, intorbidito dalla manciata di pillole che ha ingoiato senza pensarci dopo averle rubate dall’armadietto della madre come una volta le rubava i trucchi e i tacchi alti, sembra che non le interessi di nulla, è una bambina amorfa e senza passioni, e forse è questo ad inquietarlo più delle forbici insanguinate, abbandonate sul pavimento, che non sono riuscite a lasciarle nemmeno un graffio sulla pelle bianca.
“ Non glielo dire. “
Non l’ha mai capita Iphigenia, lui. Oramai è mezzanotte, lei ha appena compiuto diciotto anni e ha tentato di ammazzarsi nella vasca, non riesce proprio a capirlo. Non la capirà mai, Philip. 

lunedì 7 ottobre 2019

Pensieri Intrusivi

Sono stata io ad uccidere il tipo che hai trovato nel fiume è quello che le dice di dire la sua testa da un’ora a questa parte Gli ho rotto l’osso del collo un suggerimento che le martella le tempie e la costringe a cercare sollievo in una sigaretta dietro l’altra L’ho ammazzato perchè è un traditore lontano dagli occhi del semidio come se lui potesse leggerle nella mente L’ho ammazzato perchè piangeva scavarle dentro; è la stessa voce che quando hai per le dita qualcosa di fragile ti bisbiglia lascialo cadere ma quando sei in cima ad una montagna, senza alcun pensiero al mondo se non goderti per una volta l’aria che respiri, ti fa pensare che sia una buona idea lasciati cadere